Metodi e misure degli oli lubrificanti, in un’ottica di «condition monitoring»
In conclusione
Occorre fare tesoro dei segnali premonitori che possiamo ricavare tramite tutte le tipologie analisi degli oli lubrificanti; ma le soglie di allarme per determinati parametri debbono essere personalizzate, in funzione delle categorie di macchine e dell’impiego per cui sono programmate, mediante un processo di integrazione dati ed un approfondito scambio di informazioni con il laboratorio a cui ci rivolgiamo per l’esecuzione dei tests.
Senza togliere significato alla precisione di un determinato controllo analitico, daremo il giusto peso e significato al livello di contaminazione da Acqua, a seconda che si tratti di un compressore frigorifero, di una turbina a vapore o di un riduttore lento, con olio ISO VG 320...Per quest’ultimo caso non ha certamente grande importanza un contenuto di H2O pari a 300ppm e non riteniamo economicamente vantaggioso un test tipo Karl Fischer, in grado di dosare fino a 20ppm, con un certo dispendio di reagenti e tempo analitico. Di gran lunga più efficace, ed economica l’analisi FTIR per la valutazione quantitativa macroscopica del contaminante, porgendo magari una maggiore attenzione al contenuto di metalli “duri”, nonché alla forma e dimensione delle particelle presenti.
Oggi, grazie allo sviluppo di un contaparticelle ottico “intelligente”, tipo Laser Net Fines, è divenuto possibile archiviare le immagini di tutto il particolato metallico presente in un fluido, distinguendo le modalità di usura in atto, con l’ulteriore potenzialità di seguirne la progressione nel tempo. Il vantaggio pratico offerto da un simile strumento, in termini economici e di sicurezza gestionale appare evidente anche al profano. Di fronte a simili rivoluzioni, nel campo diagnostico, che possiamo definire “epocali” alcune diatribe su pochi millimetri di schiuma in più, o meno, ci appaiono prive di significato!
