Se le aspettative di vita dell’uomo (nei paesi sviluppati) sono quasi raddoppiate nel corso dell’ultimo secolo, la causa è da ricercarsi nei progressi della medicina, intesa come prevenzione e cura delle malattie in fase precoce.

In antico era viceversa la chirurgia più invasiva quella che riceveva le maggiori attenzioni (e grandi successi in termini economici) da parte del pubblico; la capacità di prolungare gli interventi, rendendoli sempre più “radicali” immaginando un’epoca in cui si sarebbe potuto ricorrere alla sostituzione ad libitum di parti usurate veniva vissuta come la vera frontiera della ricerca.
In realtà i miglioramenti più sostanziali nelle condizioni di vita umana sono stati raggiunti grazie a percorsi meno appariscenti. L’igiene personale (conseguenza diretta della disponibilità di acqua corrente potabile) e soprattutto la banale pulizia dei denti, hanno portato a successi clamorosi, nel debellare forme croniche di infezione. La cura quotidiana dei denti previene la formazione di depositi batterici, precursori di precipitati duri (tartaro) che facilitano gengiviti e carie. La conseguenza della perdita di alcuni denti (a seguito dei casi più gravi di piorrea) porta ad una masticazione incompleta del cibo, con conseguenze anche gravi a livello del successivo tratto gastro-enterico.
L’eventuale infezione da germi anaerobi può dar luogo ad un ascesso (semplicemente un dolore fastidioso in questa fase) che se a lungo trascurato può innescare un fenomeno infiammatorio più vasto dal nome di Reuma, con talora gravi ripercussioni a livello del cuore.
Tale concatenazione di eventi può in alcuni casi sfuggire, e grazie a “rimedi palliativi” far pensare erroneamente che il fenomeno sia stato arginato o risolto, senza andare alla causa prima del problema. Ecco che a supporto della medicina tradizionale, sin dagli anni ’50 prende diffusione la Diagnostica clinica, la quale, mediante controlli sul sangue, prelevato con sistemi poco invasivi, riesce a dare un quadro realistico delle condizioni di salute di un individuo.
Nel caso menzionato di un ascesso dentale in fase acuta, l’esame della VES (ovvero del tempo di sedimentazione della parte corpuscolata del sangue) mi indicherebbe dei valori certamente alterati. Un esame generico (mi indica semplicemente uno “stato infiammatorio”) e molto economico ma che, assieme alla sensazione di fastidio del paziente, è capace di indirizzare il medico verso la terapia più adeguata per circoscrivere la zona colpita.
Se necessario ricorrere ad accertamenti più approfonditi, si procederà con Ecografie (ove applicabili) o Radiografie delle parti da controllare.

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